Chiusura dell’ “Azzurro fa 90” con Hugo Maradona, Ceci, Montervino, Caruso e con i cimeli del Museo Maradona

Sorrisi, emozioni, amarcord e un sogno da coltivare per il prossimo futuro. Si è chiusa lo scorso 4 febbraio sull’onda di questi stati d’animo la mostra “L’Azzurro fa 90”, celebrativa dell’importante anniversario del Napoli, tenutasi presso il Centro Commerciale “La Cartiera” di Pompei e organizzata dalla Dgs Sport&Cultura. Si è chiusa nel segno del più grande, Diego Maradona: l’incontro-dibattito, moderato da Ornella Mancini e da Gianluca Gifuni, ha visto la partecipazione del manager di Maradona, Stefano Ceci (autore del libro “Maradona, il sogno di un bambino”), di Hugo Maradona, di Francesco Montervino, di Ciro Caruso, delle figlie del compianto Dino Celentano (Monica e Giusy, presente anche la moglie Maria), della signora Lucia Rispoli Vignati (la governante di Maradona) e dei giornalisti Francesco Marolda e Gianfranco Lucariello. «Nella mostra c’è molto di Diego, si respira aria di Napoli, avverto grandi emozioni da tifoso del Napoli e da amico del Pibe. Maradona – ha detto Ceci – non vede l’ora di tornare in città per festeggiare lo scudetto». Grandi ricordi dell’argentino anche da parte della famiglia Celentano e della signora Rispoli. «Anche se per poco ho fatto parte del Napoli, per ogni partenopeo è una emozione unica giocare con la maglia azzurra. Napoli è vita è peccato per quelli del Nord che non capiscono che significa vivere e giocare in questa città», ha riferito Caruso. Di rimando Montervino. «Sono pugliese ma mi sento napoletano e sono orgoglioso di aver fatto parte della storia azzurra, nel trapasso dalla vecchia alla nuova società. Essere stato il capitano è stato un privilegio, il momento più bello per me è la promozione in serie A del 2007». Spazio anche per il Napoli attuale. «La sfida con la Juve sarà lunga e difficile, ma gli azzurri non devono avere paura, anzi. Sono i bianconeri che devono rispettare Higuain e compagni – sostiene Montervino – e sono convinto che giocheranno in modo affatto presuntuoso contro la squadra di Sarri. I cori discriminatori? Segno di inciviltà ma soprattutto simbolo del complesso di inferiorità di coloro che li cantano». Tra video di Maradona, altri rappresentativi della storia azzurra, si è arrivati al finale con il pensiero di Hugo Maradona. «Conservo ancora gelosamente la tuta che indossai il 10 maggio 1987 quando ero a bordo campo per festeggiare lo scudetto di mio fratello. Speriamo sia l’anno buono, il Napoli ha le qualità per durare sino alla fine». Proprio a Diego, attraverso Ceci, la Dgs (organizzatrice dell’evento) ha regalato un cornetto realizzato a mano da Luigi Liverino e raffigurante la maglia numero 10 con la divisa da gioco argentina.
Si è dunque chiusa l’intensa settimana azzurra che ha raccolto tanti consensi, con migliaia di visitatori che hanno apprezzato la storia fotografica del Napoli (oltre 200 foto storiche) e la mostra,
il museo di Massimo Vignati, arricchito di ulteriori cimeli, quali, ad esempio, la maglia dell’Argentinos Juniors del 1973 (quando Il Pobe aveva 13 anni) e quelle rarissime dei suoi primi anni azzurri, direttamente dalla collezione di Francesco Cammarota. E poi ancora maglie da gioco, scarpette, il contratto del passaggio dal Barcellona al Napoli, palloni e tute di allenamento appartenute a Maradona. «È stata una settimana di passione e di grandi gratificazioni per tutti noi – ha riferito Piergiorgio Cesaro, direttore della “Cartiera” – siamo felici di aver celebrato un club importante come il Napoli coniugando sport, intrattenimento e cultura».



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